Piazza Navona è una delle più celebri piazze di Roma. La sua forma è quella di un antico stadio e venne costruita in stile monumentale per volere di Papa Innocenzo X, della famiglia Pamphili. Piazza Navona si trova dove ai tempi dell'antica Roma era lo stadio di Domiziano. Era lungo 275 metri, largo 106 e poteva ospitare 30.000 spettatori.
Lo stadio era riccamente decorato con statue, una delle quali eè quella di Pasquino, ora nell'omonima piazza a fianco di piazza Navona. Lo stadio era usato solo ed esclusivamente per le gare di atletica. Non è assolutamente vero che piazza navona veniva usata per le battaglie navali.
La piazza veniva allagata solitamente nel mese di agosto per far in modo che non si sentisse tanto il caldo. Anticamente la piazza era concava, si bloccavano le chiusure delle tre fontane e l'acqua usciva in questo modo si allagava la piazza.
Piazza Navona e l'orgoglio della Roma barocca, con elementi architettonici e scultorici di maestri come Gian Lorenzo Bernini (la Fontana dei Quattro Fiumi al centro della piazza), Francesco Borromini e Girolamo Rainaldi (Sant'Agnese in Agone) e Pietro da Cortona (autore degli affreschi della galleria di Palazzo Pamphili).
Piazza Navona ha anche altre due fontane: la Fontana del Moro e la Fontana del Nettuno e ospita 4 splendidi palazzi: palazzo Braschi, palazzo Lancellotti, palazzo Pamphilj, palazzo Tuccimei.
Oggi numerosi artisti frequentano la piazza insediandovi estemporanei banchetti per dipingere e per esporre (anche a fini di vendita) le loro creazioni; parallelamente, è nato inoltre il noto uso di realizzare ritratti (anche caricaturali) per i passanti, inotre la piazza è divenuta luogo di incontro e di performance di artisti "stradali" che la rendono, soprattutto nelle ore serali, uno dei punti piu vitali ed interessanti della citta.
PIAZZA PASQUINO
Pasquino e la piu celebre statua parlante di Roma, divenuta figura caratteristica della citta fra il XVI ed il XIX secolo. Sulla statua si appendevano nella notte fogli contenenti satire in versi dirette a pungere anonimamente i personaggi pubblici piu importanti. Erano le cosiddette "pasquinate", dalle quali emergeva il malumore popolare nei confronti del rappresentanti del potere.
La statua e in realta un frammento di un'opera in stile ellenistico, risalente probabilmente al III secolo a.C., danneggiata nel volto e mutilata degli arti, rappresentante forse un guerriero greco. Fu ritrovata nel 1501 proprio nella piazza dove oggi ancora si trova.
Si riteneva che fosse stata impiegata per l'ornamento dello Stadio di Domiziano, oggi coperto dalla piazza.
Pasquino era in breve tempo divenuto fonte di preoccupazione e di irritazione, per i potenti presi di mira dalle pasquinate, primi fra tutti i papi. Diversi furono i tentativi di eliminare la statua, Adriano VI tento di disfarsene ordinando di gettarla nel Tevere, Sisto V (1585-1590) e Clemente VIII (1592-1605) tentarono invano di eliminarla, altri pontefici successivamente, lo fecero vigilare notte e giorno da guardie, le pasquinate apparvero infatti ancora piu numerose ai piedi di altre statue: Benedetto XIII emano anche un editto che garantiva la pena di morte, la confisca e l'infamia a chi si fosse reso colpevole di pasquinate.
Pasquino era asceso al rango di specialissimo antagonista della figura papale.
Come tale era un punto dolente dei vescovi di Roma e come tale la sua "produzione" si estinse con la fine del potere temporale, con la breccia di Porta Pia.
La statua tacque, priva del suo antico bersaglio, e fogli appesi non se ne videro piu. Tornarono solo saltuariamente.
SANT'IVO ALLA SAPIENZA
S. Ivo alla Sapienza fu tema difficilissimo per Borromini, condizionato dalla preesistenza del palazzo e del cortile, realizzati da Giacomo della Porta, dove deve sorgere la chiesa. Da tutti questi vincoli egli ricavera un'occasione di grande liberta.
Sceglie una matrice triangolare che gli consente di creare un organismo orientato gia dalle linee del triangolo costruito. La Trinita e simboleggiata dal triangolo, che e la figura di partenza, che combinata con parti di cerchio, formera la figura stilizzata di un'ape, simbolo a sua volta di carita e prudenza, ma nello stesso tempo elemento araldico nello stemma dei Barberini.
Tutto e ottenuto con estrema purezza e semplicita.
Lo spazio interno e racchiuso in un involucro unitario in cui c'e un riferimento classico al Pantheon, come testimonia anche la totale visibilita da ogni parte di tutta la struttura. Del resto la partenza geometrica, creata dalla contaminazione di forme dure e forme concave, fa pensare a un bilanciamento di movimenti centrifughi e centripeti, intrecciati tra loro.
La conclusione piu profonda e verso l'alto, dove decorazioni di stelle, che rimpiccioliscono, e l'immagine dello Spirito Santo sul soffitto della lanterna, suggeriscono altezze smisurate ed intoccabili. La luminosita in crescendo diventa cielo luminoso, mentre la costolatura, inondata di luce, crea un effetto di trasparenza totale. L'aspirazione all'infinito e data dalla spirale e la leggerezza ricreata trova il suo compimento nella gabbia di ferro sopra la spirale che sorregge a sua volta un globo.
Il rapporto tra la muratura e la atmosfera diventa qui piu serrato e Borromini dimostra che la materia e anche entita incorporea, senza peso, nella luce.
All'interno si segnala la bella pala dell'altar maggiore con Sant'Ivo patrono degli avvocati di Pietro da Cortona, incompiuta per la morte del maestro (1669) e terminata dai suoi allievi.
Lo stile del Borromini raggiunse qui l'apice e sconcerto i contemporanei testimoni della visione dello spazio che annullava i confini tra massa e atmosfera.
